Piccoli prestiti per chi non lavora: è possibile ottenerli?

Negli ultimi dodici anni, la situazione economica della maggior parte delle famiglie italiane è peggiorata. A fare da spartiacque è stata la grande crisi finanziaria scoppiata nel 2008 a causa della bolla dei mutui subprime, originatesi al di là dell’oceano ed esplosa poi, con tutta la sua potenza, anche nel Vecchio Continente. Ad essere colpiti significativamente sono stati, negli anni successivi, i paesi con un elevato debito pubblico, come la Grecia e l’Italia, o quelli con un tessuto industriale frammentato e non compiutamente sviluppato nel terziario, come Spagna e Portogallo. Una crisi che ha provocato grandi problemi al tessuto economico di questi paesi, causando un sensibile aumento della disoccupazione ed enormi difficoltà, specie per quelle persone di età non più verdissima, nella ricerca di un nuovo posto di lavoro.

Moltissime finanziarie, seppur per importi non troppi elevati, offrono la possibilità di ottenere un finanziamento anche se non si percepisce un reddito certo e continuativo. Per richiedere un piccolo prestito è necessario seguire la giusta procedura ed avere i giusti requisiti. Quali sono questi passaggi? Lo scopriremo in questa guida.

Il radicale mutamento del mondo dei prestiti: anche disoccupati e cattivi pagatori possono richiedere un finanziamento

Queste persone, spesso, si sono trovate nella situazione di aver la necessità di un po’ di liquidità. Ma per come era strutturato il mondo del credito al consumo, queste domande erano quasi del tutto impossibile venissero accolte. Nell’ultimo decennio, però, il mondo del credito si è evoluto ed è mutato radicalmente, cercando di soddisfare le esigenze di qualsiasi tipologia dei consumatori.

Per chi, fortunatamente, ha mantenuto un posto di lavoro, oltre al tradizionale prestito personale, che prevede l’erogazione in conto corrente e l’addebito delle rate sullo stesso, si è creata un’ulteriore opportunità: la cessione del quinto dello stipendio. Grazie a questa particolare tipologia di finanziamento, anche coloro che, nel passato, avevano riscontrato difficoltà nell’ottenere un prestito, potevano accedere al mondo del credito.

A differenza del classico prestito personale, infatti, le rate – che non possono superiori al 20% dello stipendio percepito – vengono trattenute direttamente dalla busta paga. A fare da garante, di conseguenza, è direttamente il datore di lavoro. Ma una tipologia di finanziamento ha mutato radicalmente il comparto dei prestiti: i prestiti senza busta paga.

Prestiti senza busta paga: qual è l’iter da seguire?

Innanzitutto, il prestito senza busta paga può essere richiesto non solo dai disoccupati: anche soggetti come lavoratori autonomi, studenti, casalinghe e liberi professionisti, ad esempio, possono richiederlo. Queste categorie, però, possono inoltrare domanda solo se accompagnata da una valida garanzia.

Fondamentalmente, le garanzie possono essere di tre tipi: di firma, prestata da un soggetto terzo, ovvero il fideiussore: reali, ossia beni materiali posseduti dal contraente; pegno titoli, che prevede di porre a garanzia dei titoli finanziari di proprietà del richiedente o di soggetti terzi.

La modalità di garanzia maggiormente utilizzata, anche perché quella più facilmente percorribile e che consente di ottenere più celermente il finanziamento, è quella di firma. È indispensabile, tuttavia, che il soggetto che funge da garante sia una persona solvibile, ovvero che percepisca un reddito continuativo e non risulti eccessivamente indebitato nel sistema finanziario.

Il garante, d’altro canto, svolge una funzione chiave: qualora il richiedente non riuscisse a far fronte ai propri impegni, spetta a questo soggetto onorarli. Ed anch’egli, di conseguenza, deve presentare, al pari del richiedente, tutta la documentazione necessaria per poter avviare la pratica di prestito: carta d’identità, codice fiscale, ultime tre buste paga e la dichiarazione dei redditi più recente.

Oltre a questi documenti, il richiedente, qualora avanzasse la richiesta di prestito tramite una finanziaria, dovrà fornire il codice IBAN. In alcuni casi, poi, è previsto l’invio di ulteriore documentazione: nel caso delle casalinghe divorziate, ad esempio, è chiesta copia dell’assegno di mantenimento, mentre i disoccupati che percepiscono redditi diversi dovranno dimostrare la provenienza degli stessi.